Il folletto dispettoso e il sonno degli elfi di Natale
Nel Villaggio di Babbo Natale, ogni notte, dopo ore e ore di lavoro tra pacchetti, nastri colorati e giochi scintillanti, gli elfi si addormentavano profondamente nelle loro piccole casette di legno.
Le luci si spegnevano una a una, il vento sussurrava tra i rami ghiacciati e la neve cadeva leggera come una ninna nanna. Ma da qualche tempo, qualcosa o qualcuno disturbava il loro riposo.
Un rumore, un tintinnio, una risata… e gli elfi saltavano dal letto con gli occhi spalancati.
Il responsabile era lui: Brichino, il folletto dispettoso del Polo Nord.
Piccolo come una tazza di cioccolata calda, con un cappello troppo grande e scarpe che facevano squish squish, Brichino amava fare scherzi più di ogni altra cosa.
Appena le luci si spegnevano, iniziava i suoi “giochi notturni”: faceva il solletico alle renne addormentate; sostituiva i cappelli degli elfi con pignatte di zucchero filato; metteva campanellini sotto i cuscini; faceva rotolare palline di neve nella stanza come biglie fredde.
Gli elfi, disperati, cominciarono a svegliarsi esausti ogni mattina.
«Se continua così,» borbottava l’elfo Timo sbadigliando, «non avremo l’energia per finire i giocattoli!»
«Qualcuno deve parlare con Brichino!» disse l’elfa Lilla, con le occhiaie a forma di mezzaluna.
La riunione segreta degli elfi
Una sera, gli elfi si riunirono nella Piazzetta delle Luci.
«Bisogna trovare un modo per fermarlo,» disse l’elfa Minnina, massaggiandosi le tempie.
«Ma senza arrabbiarci troppo,» aggiunse Pasticcino, «altrimenti diventerà ancora più dispettoso!»
Fu allora che l’elfo più giovane, Mirtillo, ebbe un’idea brillante.
«Forse Brichino fa dispetti perché nessuno gioca con lui! Forse è solo… solo.»
Gli elfi si guardarono sospettosi.
«Giocare? Con lui?»
«Dopo tutte le notti insonni?!»
Ma Mirtillo non si arrese.
«I dispetti peggiori nascono sempre da un cuore che vuole attenzione. Proviamo con la gentilezza! È pur sempre Natale.»
Gli elfi ci pensarono… e alla fine, decisero di tentare.
Lo stratagemma della notte silenziosa
Quella notte, anziché addormentarsi subito, gli elfi nascosero nei loro letti pupazzi finti e si riunirono nella grande sala della fabbrica dei giocattoli.
Alle prime luci della luna, Brichino saltò fuori da un mucchio di neve come un razzo.
«Ehi, è ora dei miei scherzeeeetti!» canticchiò.
Entrò nelle casette… ma nessuno gridava, nessuno tossiva per i pezzi di zucchero filato, nessuno saltava per le biglie di ghiaccio.
Silenzio totale.
Brichino si morse il labbro.
«Uff… perché non reagisce nessuno?»
Fu allora che, nella grande sala, si accese una luce.
Gli elfi uscirono da dietro un tavolo e applaudirono.
«Ciao Brichino!» disse Mirtillo con un sorriso. «Abbiamo un’idea: perché non fai i tuoi scherzi… di giorno, insieme a noi?»
Il folletto sgranò gli occhi.
«Davvero… volete giocare con me? Non siete arrabbiati?»
«Un po’ sì,» ammise Lilla. «Ma crediamo che tu non sia cattivo. Solo vivace! E ci piacciono gli amici vivaci — almeno quando dormiamo bene!»
Brichino arrossì fino alla punta delle orecchie.
Nessuno gli aveva mai parlato così.
Il Natale della Grande Riconciliazione
Da quel giorno, Brichino diventò il Folletto dei Giochi Mattutini.
Organizzava gare di palle di neve, percorsi a ostacoli tra i pacchi regalo, scherzi divertenti (ma non fastidiosi) e perfino una “competizione di risate” che Babbo Natale vinse con un HO HO HO fragoroso.
Di notte, invece, si impegnava a non fare rumore.
Passava tra le casette e lasciava piccoli doni agli elfi, come scuse:
un cioccolatino, un fiocco luccicante, una stellina di ghiaccio.
Gli elfi tornarono a dormire tranquilli e il villaggio ritrovò la pace.
Una sera, Babbo Natale mise una mano sulla spalla di Brichino.
«Vedi, piccolo folletto? La magia del Natale è più forte quando si condivide.»
Brichino annuì felice.
E da quell’anno, gli elfi e il folletto vissero molte avventure… ma sempre dopo una bella notte di sonno.
⭐ Morale:
A volte dietro un comportamento dispettoso c’è un bisogno nascosto: essere visti, ascoltati e amati. Con gentilezza e comprensione, anche il cuore più irrequieto può diventare un prezioso amico.


