le fatine di babbo natale

Le fatine di Natale e lo spirito del gelo

Nel cielo del Polo Nord, dove l’aurora danzava come un velo di luce, vivevano le fatine di Natale, piccole creature dai capelli scintillanti e dalle ali trasparenti come ghiaccio appena formato.
Ogni anno, quando dicembre apriva le porte dell’inverno, loro si svegliavano dal sonno delle stelle per compiere la loro missione più importante: proteggere il Villaggio di Babbo Natale dallo Spirito del Gelo, una forza oscura che si nutriva di tristezza e faceva svanire la magia dell’amore e della speranza.

Erano sei fatine, ognuna con un dono speciale:
Luce, che accendeva i cuori stanchi.
🎵 Melodia, che diffondeva la gioia con il canto.
🌸 Rugiada, che faceva sbocciare la bontà anche nel freddo più duro.
💫 Brina, che portava la calma nelle notti di tempesta.
🍯 Dolcina, che sapeva addolcire i pensieri più tristi.
🌟 E infine Aurora, la più saggia, che vegliava su tutte come la madre del Natale.

Una sera, mentre il villaggio brillava di luci e gli elfi lavoravano alle ultime invenzioni, un vento gelido cominciò a soffiare dal nord. Non era il solito vento dell’inverno: era sibilante, tagliente, e portava con sé un suono che somigliava a un lamento.

«Lo Spirito del Gelo…» mormorò Aurora, guardando il cielo che stava perdendo colore.
Lo Spirito, invisibile ma potente, era tornato. Ovunque passava, le luci tremolavano e le risate si spegnevano. I bambini smettevano di sognare, e perfino le renne abbassavano le orecchie.

Le fatine si radunarono attorno al grande abete del villaggio.
«Dobbiamo agire subito!» disse Luce. «Se la speranza si spegne, Babbo Natale non potrà volare nella notte di Natale.»
«Io canterò per scacciare la paura,» disse Melodia.
«Io spargerò la mia rugiada sulle case,» aggiunse Rugiada, «così ogni famiglia sentirà un po’ di calore nel cuore.»

E così fecero.
Melodia cominciò a cantare una dolce canzone, e il suo canto viaggiò tra i camini e le stelle, toccando i sogni dei bambini che dormivano.
Rugiada scese nei villaggi degli uomini, lasciando gocce luminose sui vetri delle finestre: chi le vedeva, il mattino dopo, provava una felicità senza motivo.
Dolcina fece comparire profumo di biscotti nell’aria, Brina calmò le bufere, e Luce accese una stella così grande da riflettersi perfino nei ghiacci del mare.

Ma lo Spirito del Gelo era astuto. Si insinuò tra i pensieri degli elfi stanchi, sussurrando:
«Non ce la farete in tempo… Non serve a nulla lavorare tanto…»

Aurora lo affrontò nel cuore della notte.
Il vento ululava, e i fiocchi di neve turbinavano intorno a lei come schegge di vetro.
«Perché vuoi spegnere il Natale?» chiese con voce ferma.
Lo Spirito sussurrò: «Perché io non l’ho mai sentito. Nessuno ha mai portato la luce nel mio gelo.»

Aurora capì. Avvicinò la sua mano luminosa e posò un frammento del suo potere sul cuore invisibile dello Spirito.
In un istante, il ghiaccio si sciolse e divenne rugiada brillante. Dal vento gelido nacque una brezza tiepida che fece risuonare le campane del villaggio.

Lo Spirito del Gelo non era più cattivo: era diventato lo Spirito del Silenzio Buono, che ogni Natale vegliava perché la pace regnasse ovunque.

Le fatine tornarono sull’abete, e il villaggio esplose di luci, risate e profumi dolci.
Babbo Natale, osservando tutto dall’alto, sorrise:
«Il mondo non sa che, dietro ogni Natale felice, ci sono loro… le fatine che proteggono la speranza.»

Da quel giorno, ogni volta che senti un piccolo luccichio nell’aria o una canzone che ti scalda il cuore, ricordati: le fatine di Natale sono lì, a vigilare perché la magia non si spenga mai.

Morale:
La speranza è una luce che nessun gelo può spegnere. Basta un gesto gentile, una parola dolce o un sorriso sincero per riportare la magia anche nei cuori più freddi.