L’orologio del villaggio di Babbo Natale

Nel cuore del Polo Nord, dove la neve cade lieve come zucchero filato e le luci colorate danzano tra le case di legno, sorgeva il Villaggio di Babbo Natale. Tutti lì conoscevano il suono dell’orologio della piazza principale: un antico orologio d’oro e di ghiaccio, costruito dagli gnomi secoli prima, che scandiva ogni momento del Natale. Ogni anno, allo scoccare della mezzanotte del 24 dicembre, le sue campane annunciavano tre eventi magici: la nascita di Gesù Bambino, la partenza di Babbo Natale con la sua slitta e l’inizio della notte più luminosa dell’anno.

Ma quella vigilia, qualcosa di insolito accadde.
Mancavano solo dieci minuti alla mezzanotte quando la lancetta dei minuti smise di muoversi. Un silenzio improvviso calò sul villaggio. Le renne si guardarono tra loro perplesse, gli elfi si fermarono con i pacchi in mano, e Babbo Natale sospirò guardando il grande quadrante coperto di brina.

«Se l’orologio non segnerà la mezzanotte,» disse con voce grave, «non potrò partire. Le stelle non mi indicheranno la strada e il mondo rimarrà senza doni.»

Tutti si misero al lavoro: l’elfo meccanico Ghiribizzo corse con la sua cassetta degli attrezzi, l’elfa pasticciera portò un po’ di zucchero magico (perché, si sa, un pizzico di dolcezza aiuta sempre), e persino le renne provarono a soffiare aria calda sull’orologio per sciogliere il ghiaccio. Ma niente. La lancetta rimaneva immobile, ferma tra il venti e il ventuno.

Fu allora che si fece avanti Luce, la più piccola tra gli elfi, con gli occhi che brillavano come stelle d’inverno.
«Forse,» disse timidamente, «non serve aggiustare l’orologio… forse serve ricordargli perché batte.»

Gli altri la guardarono incuriositi. Luce salì sulla torre, con in mano una lanterna fatta di vetro e speranza. Appoggiò la luce al centro del quadrante e sussurrò:
«Tu che segni il tempo del Natale, ricorda il tuo compito più grande: non è solo contare i minuti, ma far battere i cuori di chi crede nella magia.»

Per un momento, tutto tacque. Poi una stella cadente attraversò il cielo, illuminando la neve di riflessi dorati. La lanterna di Luce si accese più forte e il calore della sua fiamma sciolse la brina.
La lancetta tremò, fece un piccolo scatto… e tornò a muoversi!

Ding… dong… ding…
Le campane del villaggio rintoccarono dodici volte, precise e maestose.

Le renne nitrirono di gioia, Babbo Natale rise con la sua voce profonda, e nel cielo cominciarono a brillare mille scie luminose: la slitta era pronta a partire.

Prima di salire, Babbo Natale guardò l’elfa e disse:
«Hai salvato il Natale, piccola Luce. Non con la forza o la tecnica, ma con il cuore. Perché il tempo del Natale non scorre negli orologi, ma dentro di noi.»

E così, tra il tintinnio dei campanelli e il profumo di biscotti alla cannella, la notte più magica dell’anno ebbe inizio.

Morale:
La vera magia del Natale non sta nel tempo che passa, ma nel calore che portiamo nel cuore. Quando tutto sembra fermarsi, basta un gesto di amore e di fede per far ripartire il mondo.