Un mese alla Vigilia: il Natale degli imprevisti
Nel Villaggio di Babbo Natale, il tempo prima della Vigilia era sempre il più frenetico dell’anno. Mancava esattamente un mese al grande viaggio, e già da giorni l’aria profumava di cannella, neve e magia. Gli elfi correvano ovunque: chi impacchettava doni, chi lucidava le renne, chi testava i nuovi giocattoli nella Sala delle Meraviglie. Tutto sembrava procedere per il meglio… finché arrivò il primo imprevisto.
La mattina, l’elfo Ghirigoro, addetto ai nastri colorati, scoprì che il filo d’oro si era annodato in un groviglio così fitto da sembrare un nido di scoiattolo.
«Oh no!» esclamò disperato. «Come impacchetteremo i regali più preziosi senza il nastro d’oro?»
Nel frattempo, alla Stalla delle Stelle, la renna Fulmine starnutì così forte da far volare via il cappello dell’elfo Puntaspillo, che finì dritto nel secchio del cioccolato caldo.
«Accidenti!» borbottò l’elfo, le orecchie gocciolanti. «Questo Natale sarà più dolce del previsto… ma anche più appiccicoso!»
E non era finita lì.
Nella Fabbrica dei Desideri, l’ingegnosa elfa Ticchetta stava provando un nuovo marchingegno: il Raccoglisogni, una macchina che doveva ordinare le letterine dei bambini secondo le priorità — “giocattoli”, “vestiti”, “abbracci” e “pace nel mondo”. Ma il congegno impazzì e cominciò a sputare buste in ogni direzione, riempiendo il cielo del villaggio di letterine svolazzanti come fiocchi di neve di carta.
Gli elfi si fermarono, guardando la scena con gli occhi spalancati.
«Siamo nei guai,» sospirò Timo, il più anziano del gruppo. «Se Babbo Natale scopre che siamo indietro di una settimana, si arriccerà la barba dallo stress!»
Ma una vocina allegra ruppe il silenzio. Era Lilla, la più piccola elfa del villaggio, che amava ridere anche quando tutto sembrava andare storto.
«Forse non è un guaio,» disse sorridendo. «Ogni imprevisto è solo un modo diverso in cui la magia cerca di farsi notare.»
Gli altri si guardarono perplessi, ma Lilla prese un cestino e cominciò a raccogliere le letterine cadute.
«Guardate!» gridò, mostrandone una. «Questa bambina non chiede un giocattolo, ma che il suo papà torni a casa per Natale… e quest’altra vuole che la mamma sorrida di nuovo.»
Gli elfi si commossero. Quelle parole ricordarono loro perché lavoravano così tanto: non per i regali, ma per i sogni.
Allora tutti si misero d’impegno.
Ghirigoro trasformò il groviglio d’oro in una stella luminosa da appendere sulla slitta.
Puntaspillo, dopo aver lavato il cappello, inventò un cioccolato speciale per riscaldare chi si sentiva solo.
E Ticchetta riparò il suo Raccoglisogni, che da quel giorno iniziò a ordinare le lettere non per tipo, ma per amore.
Quando Babbo Natale arrivò a controllare i progressi, trovò il villaggio più splendente che mai.
«Sembra che gli imprevisti vi abbiano fatto bene,» disse con un sorriso. «A volte la magia ha solo bisogno di un po’ di confusione per brillare di più.»
Gli elfi risero, e da quel momento, ogni anno, nel Villaggio di Babbo Natale si festeggiò il Giorno degli Imprevisti, in ricordo di quella volta in cui tutto sembrava andare storto… ma in realtà stava andando nel modo più giusto possibile.
⭐ Morale:
A volte gli imprevisti non rovinano la magia, la creano. È nei piccoli disastri che si nascondono le occasioni per riscoprire il vero spirito del Natale: l’unione, la fantasia e l’amore.


